Ciao Alessandro, cosa fai nella vita?

Cominciamo con le domande impegnative? Faccio cose, vedo gente… scherzi a parte, dunque il mio contratto come Tecnico analitico dell’Arpa Umbria prevede un impiego di 36 ore settimanali poi dato che più o meno 8 ore al giorno bisogna dormire in una settimana restano a disposizione circa 76 ore di tempo libero. In queste mi dedico all’Associazione Civiltà Laica di cui sono presidente, all’attività politica attualmente destinata alla costruzione di una sinistra, poi mi capita di essere scrittore, fotografo, lettore, cinefilo, gattaro e… qualcos’altro che di sicuro dimentico. Cerco insomma, in poche parole, di non annoiarmi.

La Terni del 2016, cosa rappresenta per te? Cosa significa essere laici nel 2016 e come risponde la città alle tematiche che l’Associazione di cui sei Presidente le sottopone?

Non barate con i numeri, queste sono tre domande!
Allora nell’ordine:
a) La Terni del 2016: rappresenta tante cose, alcune positive e alcune negative. Di certo non è il miglior posto dove vivere, e altrettanto certamente non è il peggiore. Era una città molto asettica negli anni ottanta e primi anni novanta, dove il massimo della vita era trovare uno sconto per la discoteca. Con dei cinema in cui mandavano lo stesso spettacolo per mesi e oltre la metà dei film non uscivano o restavano per un giorno (ricordo che piansi di gioia alla scoperta delle prime VHS). Poi verso la metà degli anni ’90 è scattato qualcosa: cinema d’essai, Jazz in città, associazioni che nascevano come funghi, Benigni che viene a girare “la vita è bella” a Papigno, concerti in diversi posti della città… tutto un crescendo fino agli ultimi anni in cui si è messa una retromarcia terribile. La città sta regredendo a vista d’occhio, a causa di scelte scellerate che hanno penalizzato in modo forse irrimediabile il nascente settore culturale. Credo che l’apice del declino l’abbiamo raggiunto quando poco tempo fa la Marini è arrivata qui proclamando fiera che “Terni non sarà mai Bilbao”… e noi che sono vent’anni che lavoriamo per seguire il modello della città basca che è riuscita ad uscire dalla dipendenza dell’industria pesante riconvertendosi come capitale culturale siamo evidentemente dei coglioni. Terni non sarà mai Bilbao, concordo! Soprattutto se nelle menti di chi ci governa il progetto è quello di diventare Cartagine.
b) Cosa significa essere laici nel 2016? Mettetevi comodi che ho qui il mio nuovo saggio di dodicimila pagine che copio incollo… Siete ancora lì? Dai su scherzavo. Essere laici a livello personale significa proclamare la propria indipendenza da qualunque religione e rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione ogni qualvolta le nostre scelte riguardano solo se stessi.
Essere laici a livello politico significa invece governare secondo il principio di Grozio ovvero facendo leggi valide anche se dio non esistesse, e secondo gli insegnamenti di Tocqueville che distingue fra democrazia e dittatura della maggioranza. Questo significa, detta in poche parole, essere dalla parte dei diritti umani e civili, essere contro ogni stato etico che vuole imporre leggi in base alla religione o ad inesistenti diritti naturali, essere contro anche l’ateismo di stato perché la soluzione non è lo stato ateo ma lo stato laico, ovvero neutro, ovvero equidistante da ogni religione ed anche dall’ateismo.
Ritornando al principio di maggioranza, ricordiamo che questo non è valido quando si parla di diritti personali. Esempio (e poi chiudo) non possiamo a maggioranza decidere che chi ha i capelli biondi non può votare. Il voto è un diritto di tutti.
c) La città ha risposto bene alle nostre istanze seppur con fatica: ci abbiamo messo dieci anni ma alla fine hanno istituito una sala del commiato laico (anche se è da migliorare la gestione) e alla fine abbiamo un registro comunale dei testamenti biologici anche se abbiamo dovuto passare per la vergogna della famosa votazione del consiglio comunale del 2010 in cui la banda del vescovo… va be’ lasciamo perdere. Insomma, le nostre conferenze e appuntamenti sono sempre molto affollati, la nostra pagina Facebook ha duemila like, ultimamente ci stanno chiedendo da altre città di replicare i nostri incontri… quindi via direi che ha risposto bene, seppur lentamente.

Qual è secondo te il principale pregio della nostra città?

Ce ne sono diversi non riesco ad individuarne uno solo. Metterei senz’altro fra i primi posti:
– l’enorme ospitalità e generosità dei suoi abitanti
– la sua tranquillità, nonostante gli ultimi brutti avvenimenti stanno dicendo chiaramente che il vento è cambiato, ritengo che ancora si possa definire una città tranquilla
– la vitalità artistica e culturale (nonostante tutto quello che come ho detto prima sta avvenendo in questi ultimi anni)

E il principale difetto?
Anche qui impossibile dare una risposta univoca:
– l’inquinamento è di certo un problema, ma a questo proposito mi piacerebbe che l’ambiente smettesse di essere argomento di propaganda elettorale. La salvaguardia ambientale dovrebbe riguardare tutti quindi insieme dovremmo semplicemente informarci e far scegliere da chi è competente nel settore le migliori soluzioni attuabili. E su questo, scusate ma mi fermo qui.
– la mentalità degli imprenditori grandi e piccoli del territorio. Lo dico chiaramente, qui pochissimi che hanno attività commerciali grandi o piccole sono disposti a tirar fuori soldi (anche pochi) per sostenere iniziative sul territorio. Siamo lontano anni luce dalle città che fanno rete su eventi condivisi e li aiutano a crescere e ad ingrandirsi e quindi in seguito rientrano di questi investimenti grazie al flusso di gente richiamato (volete degli esempi? Festival della letteratura di Mantova, Festival della filosofia a Modena, ma ce ne sono tanti di esempi anche minori ma che funzionano).
– la tendenza del ternano a polemizzare sempre e comunque su tutto. Vogliamo parlare dell’ultimo pseudo-scandalo con gente che sta ore e ore a sbraitare su Facebook contro un presunto rapporto sessuale messo in scena in uno spettacolo teatrale che loro neanche hanno visto? E dei politici che ci fanno le interrogazioni al ministro su questo? Ecco, su questo dobbiamo proprio crescere… ma tanto.

Hai mai pensato al tuo futuro fuori dall’Italia?

Si tante volte e lo penso ancora. I piani B sono sempre li nel cassetto. Ma non è una cosa legata a Terni in particolare, è legata a un paese (l’Italia) che è anni luce dal resto del mondo occidentale. E non parlo dei diritti civili adesso, ma di burocrazia kafkiana, nepotismo abituale, infrastrutture carenti, leggi incomprensibili e senza senso che spesso si contraddicono l’una con l’altra, dei politici più pagati del mondo di fronte agli stipendi più bassi del mondo occidentale, di una chiesa che ci costa oltre sei miliardi l’anno, del 77mo posto nella classifica della libertà di informazione, di un sistema giudiziario completamente da rivedere, di mass media che danno spazio solo a chi la spara più grossa, di una scuola pubblica praticamente distrutta, di diritti del lavoro ormai cancellati per le nuove generazioni…

Qual è la migliore buona prassi che hai visto e vissuto in Italia o all’estero e che vorresti fosse importata?

Guarda cerco di spiegarmi riprendendo anche la domanda precedente.
Il problema qui non è “una” buona prassi, io non sono un esterofilo, io semplicemente cerco di essere obiettivo.
Vogliamo parlare di quante linee di metropolitana hanno Berlino o Parigi rispetto a Roma?
Vogliamo chiederci perché una pinta di birra costa 1 euro a Valencia e Malaga?
Vogliamo chiederci perché nelle coste elleniche una cena di pesce costa un quinto di quelle sulle coste italiche?
Vogliamo chiederci perché in Italia le spiagge libere non esistono praticamente più e devi pagare per ombrellone e lettino quello che in altri paesi paghi per la stanza?
Vogliamo parlare di cosa significa promuovere la cultura come fa Edimburgo?
Vogliamo parlare di quanto prende in media di stipendio un trentenne laureato, ricercatore scientifico al CNR o il suo pari grado all’università di Bruxelles?
Chiudo il discorso con questa storiella, purtroppo ovviamente vera.
La mia amica Anna fa uno stage nell’ambito del programma Erasmus a Dublino. Si trova quindi a “lavorare” per un’agenzia che organizza spettacoli, il secondo giorno che è lì le dicono: “Anna vai a prendere il permesso per il grande concerto di sabato prossimo che facciamo al parco pubblico con band da tutta l’Irlanda?” e lei incredula “Ma mi mandate a me che ancora la lingua la so poco? magari c’è qualche problema” e loro tranquillissimi “no no, nessun problema due giorni fa abbiamo depositato la richiesta oggi deve essere pronta l’autorizzazione”. Lei va al comune di Dublino, presenta la ricevuta della domanda e un minuto dopo ha l’autorizzazione omnicomprensiva per il concerto. Quando torna all’agenzia questi guardano il foglio e le dicono “Eh Anna.. anche voi avete la burocrazia in Italia?”. Quando ha smesso di ridere e gli ha elencato cosa serve in Italia per organizzare un concerto la domanda è stata: “Ma è impossibile, ma chi organizza concerti in Italia?”
Ecco, chi ce lo fa fare di fare eventi in Italia? Tanto per dire (e per farci un po’ di pubblicità) chi ce lo fa fare a noi di Civiltà Laica di organizzare un festival del cinema horror ad Halloween quando spesso dobbiamo rinunciare a proiettare dei titoli semplicemente perché in questo “benedetto assurdo bel paese” non si sa neanche chi detiene i diritti per la proiezione in pubblico?
Sarà che siamo proprio di coccio…


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